Da inizio anno 2025, le infermiere e gli infermieri francesi possono svolgere atti che fino a poco tempo fa erano di competenza del medico. Prescrizione di alcuni esami, rinnovo di trattamenti cronici, redazione di certificati di morte: questi trasferimenti di competenze ridisegnano concretamente il percorso di cura. Ma sul campo, l’attuazione non segue sempre il ritmo del legislatore.
Accesso diretto agli infermieri in pratica avanzata: cosa cambia nel 2025-2026
Fino a poco tempo fa, consultare un infermiere in pratica avanzata (IPA) richiedeva prima un passaggio dal medico. Questo vincolo è stato rimosso. I pazienti possono ora accedere direttamente a un IPA per alcune situazioni cliniche, senza un indirizzamento preliminare.
Questo cambiamento giuridico va oltre la semplice delega di compiti. Stabilisce un quadro di esercizio autonomo per gli IPA, con un perimetro definito dalla legge. Gli IPA possono anche effettuare prime prescrizioni nel loro ambito di competenza, inclusi gli istituti medico-sociali che accolgono persone con disabilità.
Perché questo cambiamento è così importante? Perché milioni di francesi non hanno un medico di base. Nelle zone sottodotate, l’accesso diretto a un IPA accorcia i tempi di attesa per una presa in carico. Strutture come Convergence Infirmière promuovono questa logica di valorizzazione del ruolo infermieristico quotidiano, sostenendo un esercizio più autonomo e meglio riconosciuto.
La generalizzazione della redazione dei certificati di morte da parte di infermieri volontari illustra bene questa evoluzione. Dopo una fase sperimentale avviata nel 2023 in diverse regioni, questa competenza è stata estesa nel 2025. È un atto simbolico: dimostra che il trasferimento di compiti va oltre la cura per toccare la continuità amministrativa del percorso.

Freni pratici sul campo nonostante la riforma infermieristica
La legge apre delle porte, ma i vincoli pratici rimangono numerosi. Il primo freno è normativo. A settembre 2026, un ultimo ritocco giuridico sarà ancora necessario per allineare i testi di applicazione alla legge votata. Senza questi decreti, alcuni atti rimangono teoricamente possibili ma inapplicabili.
Il secondo freno riguarda la formazione. Gli istituti di formazione in scienze infermieristiche (IFSI) stanno preparando una riforma del loro curriculum per l’anno accademico 2026, con un’universitarizzazione rafforzata. L’obiettivo è adattare gli insegnamenti alle nuove responsabilità. Nel frattempo, i professionisti già in esercizio non hanno tutti accesso ai corsi di formazione continua necessari per esercitare queste competenze ampliate.
Hai già notato che un testo di legge non cambia immediatamente ciò che accade in uno studio o in una RSA? È esattamente il divario osservato qui. Gli infermieri volontari per redigere certificati di morte, ad esempio, devono aver seguito una formazione specifica. Tuttavia, l’offerta di formazione rimane diseguale a seconda delle regioni.
Tre freni concreti identificati dai professionisti
- La mancanza di decreti di applicazione operativi, che crea confusione sugli atti autorizzati quotidianamente
- L’accesso insufficiente alla formazione continua, in particolare per gli infermieri liberi che operano in zone rurali
- La coordinazione ancora fragile con i medici, alcuni medici di base percependo l’accesso diretto agli IPA come una perdita di controllo sul percorso del paziente
Riforma della formazione infermieristica: universitarizzazione e nuovi contenuti
La riforma del diploma infermieristico prevista per il 2026 non si limita a un cambiamento di etichetta. L’universitarizzazione significa che il curriculum sarà maggiormente integrato nel sistema laurea-master-dottorato. Gli studenti beneficeranno di un insegnamento più approfondito in scienze cliniche, farmacologia e ragionamento diagnostico.
Questo rafforzamento accademico risponde a una necessità logica. Se un infermiere può prescrivere un esame del sangue o rinnovare un trattamento cronico, la sua formazione iniziale deve coprire le basi del ragionamento medico. Senza ciò, la competenza giuridica esiste, ma la competenza clinica non segue.
Gli IFSI stanno anche lavorando all’integrazione di moduli legati alla violenza, alla salute mentale e ai percorsi complessi. La professione evolve verso un ruolo di primo intervento, il che implica sapere riconoscere situazioni che vanno oltre la cura tecnica.

Infermiere liberi e coordinazione delle cure in zone sottodotate
Le infermiere e gli infermieri liberi rappresentano una rete territoriale che pochi altri professionisti della salute possono offrire. Presenti in comuni dove l’ultimo medico se n’è andato da anni, spesso garantiscono il primo contatto con il sistema di cure.
La legge assegna loro progressivamente un ruolo di coordinazione. Monitoraggio dei pazienti cronici, educazione terapeutica, accompagnamento alla fine della vita: queste missioni esistevano già nella pratica, ma senza un quadro legale chiaro né una remunerazione adeguata.
- Il monitoraggio personalizzato dei pazienti affetti da malattie croniche (diabete, poliartrite, insufficienza cardiaca) diventa un campo di esercizio riconosciuto
- L’educazione terapeutica del paziente, a lungo limitata alle strutture ospedaliere, si apre ai liberi professionisti formati
- L’accompagnamento alla fine della vita a domicilio si basa sempre di più su infermieri formati per le cure palliative
Questo riconoscimento legale cambia le regole del gioco per il finanziamento. Un atto iscritto nella nomenclatura è un atto rimborsato, quindi accessibile al paziente senza costi aggiuntivi. Il passaggio dal volontariato mascherato a una competenza retribuita rimane il leva più concreta per migliorare l’accesso alle cure.
La professione infermieristica non sta attraversando una semplice aggiornamento normativo. Sta cambiando natura giuridica e clinica, con un perimetro di autonomia che non è mai stato così ampio in Francia. I freni – formazione, decreti, coordinazione interprofessionale – rimangono tangibili. Ma il quadro legale stabilito nel 2025-2026 rende queste evoluzioni irreversibili, a condizione che i mezzi seguano.



